Praedicate evangelium: vera o falsa riforma?


Il 19 marzo è stata pubblicata la Costituzione apostolica Praedicate evangelium che entrerà in vigore il 5 giugno prossimo. Ci si può chiedere già fin da ora: è una vera o è una falsa riforma? Anche perché per venire alla luce ci sono voluti ben nove anni e, quindi, la gestazione è stata davvero lunga e molto probabilmente il processo redazionale ha subito in questo periodo battute d’arresto. Tuttavia alcune novità ci sono come da più parti è stato notato.

Il primo elemento nuovo è la razionalizzazione dei diversi dicasteri vaticani. Il documento in questo è sorprendente: stabilisce in modo preciso chi fa cosa, senza accavallamenti, senza sovrapposizioni. Quindi viene meno quella moltiplicazione dei dicasteri che sotto altri pontefici – non si può negare – c’è stata. Ciò ha due conseguenze di rilievo: ci sarà sicuramente un risparmio economico e ci saranno anche meno cardinali in Vaticano quando la riforma sarà implementata. Infatti a capo di ogni dicastero si era soliti mettere un cardinale. Ora venendo meno i dicasteri, i cardinali saranno sicuramente di meno.

In secondo luogo non concordo con chi dà molto importanza ai primi dicasteri elencati. Vero che dove prima c’era la dottrina della fede ora c’è l’evangelizzazione e la carità, ma è altrettanto vero – seguendo questa logica – che ci sono dicasteri di serie A e dicasteri di serie B? Come a dire che l’ultimo dicastero elencato (Dicastero per lo sviluppo umano integrale) è il meno importante di tutti i dicasteri. Non credo che sia così. Penso, invece, che la razionalizzazione ha fatto emergere l’esigenza di dare, come dichiarato, un’impronta missionaria alla riforma per cui deve essere chiaro che l’evangelizzazione è il primo e unico obiettivo della Chiesa e, quindi, anche della Curia romana. Infatti, a ben vedere, tutto l’elenco dei dicasteri è missionario. Dal primo dicastero – quello per l’evangelizzazione – all’ultimo – sviluppo umano integrale, quasi a formare un cerchio, la missionarietà è ben evidenziata. Inoltre c’è un aspetto interessante: la Segreteria di Stato ha il compito di creare tra i dicasteri un collegamento in modo tale che nessuno possa pensare di essere indipendente, di fare da sé. Queste riunioni devono essere periodiche e servono a creare una “mentalità di squadra”, a sperimentarsi ed essere un unico organismo che “lavora” insieme. Nelle curie di ogni chiesa queste riunioni non ci sono ed ecco pertanto che questa è un’altra bella novità. Unica nota critica è il mancato accorpamento del Dicastero per i vescovi e quello per il clero che avrebbe impresso nel lungo periodo una maggiore mentalità collegiale. D’altronde un vescovo senza presbiterio non è nulla così come un presbiterio senza vescovo.

Un aspetto che, invece, mi lascia perplesso riguarda il mandato dei dipendenti vaticani che possono essere anche laici. Il mandato dura cinque anni e può essere rinnovato altri cinque anni. Interessante sì, ma non credo verrà applicata questa norma anche perché se un dipendente ha fatto bene il suo lavoro perché dovrebbe essere allontanato? Non è detto che chi prenderà il posto di chi se ne va sia all’altezza. Inoltre è vero che anche i laici possono diventare capi di un dicastero ma lo stesso Papa che più volte lo ha affermato non mai nominato un laico capo dicastero ad eccezione del Dicastero per la comunicazione. Figuriamoci se a capo del Dicastero per la dottrina della fede o a capo del Dicastero per i vescovi dovesse esserci un laico! Quindi le norme sono idealmente condivisibili e entusiasmanti, ma saranno poco applicate per ragioni di carattere organizzativo. Inoltre la questione della missio canonica per esercitare potestà vicaria in seno alla Curia è teologicamente e canonicamente discutibile. Se si deve essere autorizzati per esercitare il proprio mandato, vuol dire che c’è qualcuno che è subordinato, è un sottoposto. Ma in forza del Battesimo, come si dice nella stessa Costituzione, non siamo tutti uguali? Tale logica dovrebbe essere superata da quella del servizio, che peraltro è una parola che nel testo di Praedicate evangelium è molto presente. Si svolge un servizio nella Curia romano perché si è chiamati, si è eletti. Peraltro l’idea di una sorta di autorizzazione (missio canonica) dà la sensazione che chi guida un dicastero non sia totalmente in grado di farlo per cui è autorizzato e, se lo è dal Papa, è chiaro che nessuno può mettere in dubbio la sua autorità.

In conclusione la riforma ha molte luci e diverse ombre. Molto dipenderà da come verrà implementata. Magari alcune storture potranno – c’è da aspettarselo da un Papa come Francesco – essere riformate nel corso dei prossimi anni.

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