Per una politica ecologica: introduzione alla Laudato sì (seconda parte).


Proseguendo nella nostra lettura dell’enciclica, è soprattutto nel capitolo quinto che troviamo le affermazioni più impegnative a riguardo della politica.
Qui, infatti, il Papa dedica un primo paragrafo al dialogo sull’ambiente nella politica internazionale e si sottolinea che “i vertici mondiali sull’ambiente degli ultimi anni non hanno risposto alle aspettative perché, per mancanza di decisione politica, non hanno aggiunto accordi ambientali globali realmente significativi” (n. 165).
Per questo “abbiamo bisogno di un accordo sui regimi di governance per tutta la gamma dei cosiddetti beni comuni globali” (n. 174) e diventa “indispensabile lo sviluppo di istituzioni internazionali più forti ed efficacemente organizzate, con autorità designate in maniera imparziale mediante accordi tra governi nazionali e dotate di potere di sanzionare” (n. 175).
Sempre nell’ambito del quinto capitolo, il quarto paragrafo ha un’importanza straordinaria tanto che ogni numero dell’enciclica ha una portata significativa di cui non possiamo dar conto che per cenni. “Pensando al bene comune, scrive il Papa, abbiamo bisogno che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana” (n.189).
Da ciò consegue: “rallentare un determinato ritmo di produzione può dar luogo ad un’altra modalità di progresso e di sviluppo” (n. 191) e il bisogno di cambiare il modello dello sviluppo globale di cui la politica deve farsi carico (n.194).
Per fare tutto questo “abbiamo bisogno di una politica che pensi con una visione più ampia, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi. Molte volte la stessa politica è responsabile del proprio discredito, a causa della corruzione e della mancanza di buone politiche pubbliche” (n. 197). Nell’ultimo capitolo troviamo l’ultimo grande accorato appello che Francesco lancia e tocca anche la politica.
“Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura dell’ambiente” (n. 229). La rotta è tracciata! Ora tocca a noi, con i piccoli gesti di amore fraterno (n. 230), camminare!
Pubblicato su www.korazym.org.

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