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Gioco e teologia: il mio libro!


La ricerca prende le mosse, dal punto di vista metodologico, dall’idea elaborata da Paul Ricoeur a riguardo di un pensiero a partire dai simboli, e tenta di applicare questo metodo al tema del gioco per farne una “categoria” utilizzabile in ambito teologico. Come è noto, il filosofo francese scandisce nel celebre saggio Ermeneutica dei simboli e riflessione filosofica, la sua idea, tracciando tre possibili tappe. La prima tappa è fenomenologica, cioè in questa prima fase si cerca di comprendere il simbolo attraverso il simbolo. La seconda tappa è ermeneutica, di interpretazione dei testi che contengono quel simbolo. L’ultima tappa è quella di un’elaborazione di un pensiero a partire dal simbolo. Nel primo capitolo si tenta di onorare la prima tappa delineata da Ricoeur e, quindi, verrà indagato il fenomeno ludico con l’intento di capire cosa esso sia, giovandosi dell’apporto di diverse discipline, e, successivamente, si procederà a mettere in luce la plurivalente simbolica ad esso legato. Il secondo, il terzo e il quarto capitolo, invece, vorrebbero corrispondere alla seconda tappa descritta da Ricoeur, prendendo in esame i testi di tre teologi che sul gioco hanno scritto, mettendo in luce di queste opere gli elementi positivi e gli elementi critici. I tre teologi presi in considerazione sono, nell’ordine, J. Moltamann, H. Rahner e K. Hemmerle. Ogni dialogo con ciascuno di questi teologi è seguito da un’esplorazione del gioco nelle Scritture (secondo capitolo), nella storia della teologia (terzo capitolo) e, infine, nell’ambito dell’estetica teologica (quarto capitolo). Nel quinto e ultimo capitolo, che vorrebbe rispettare la terza tappa segnalata da Ricoeur, offre, nei suoi lineamenti essenziali, il guadagno per una teologia in grado di elaborare un pensiero a partire dal simbolo del gioco. In questa impresa fa da apripista l’opera del filosofo E. Fink Oasi del gioco che contiene, nella sua brevità, intuizioni da sviluppare sul piano teologico. L’ispirazione che guida la ricerca è quello di restituire alla teologia un fenomeno che non sembra essere stato oggetto del suo interesse, offrendone le ragioni.

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