La svolta antropologica in teologia: ritratto di Karl Rahner.

Come è noto, Karl Rahner è stato un gesuita e teologo tedesco, cattolico, fra i protagonisti del rinnovamento teologico nel Novecento che ebbe il suo apice nel Concilio Vaticano II. Tuttavia, forse, quello che è meno noto è costituito dai suoi inizi, non proprio gloriosi. Egli nacque a Friburgo, in Brisgovia, il 5 marzo 1904, crebbe in una famiglia cattolica medio-borghese; suo padre insegnava presso un istituto magistrale. In gioventù frequentò il movimento cattolico del Quickborn dove conobbe Romano Guardini. Dopo aver conseguito la licenza liceale, entrò nell'ordine dei gesuiti nel 1922, dove già suo fratello maggiore Hugo, noto storico del pensiero cristiano, vi era entrato nel 1919. Studiò filosofia e teologia a Feldkirch, Pullach, Valkenburg, Friburgo in Brisgovia e Innsbruck. Decisiva si rivelò, per la formazione di Rahner, la partecipazione ai seminari di Martin Heidegger negli anni 1934–1936. Sotto la guida di Martin Honecker, redasse una dissertazione dottorale, dal titolo “Spirito del mondo. La metafisica della conoscenza in Tommaso d’Aquino”, che non sarà mai discussa per la contrarietà del suo relatore, per cui Karl fu costretto a rinunciare al dottorato in filosofia. Nonostante ciò, nel 1937 riuscì ad ottenere, dopo aver svolto un dottorato in teologia, l’abilitazione all’insegnamento universitario in Teologia a Innsbruck, nella quale era decano suo fratello Hugo. Nel 1941 pubblicò una delle sue più celebri opere “Uditori della Parola”.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale proseguì l'attività di docente, dapprima quale insegnante di dogmatica alla scuola superiore dell'ordine dei gesuiti a Pullach. Dal 1948 fu, di nuovo, docente e dall'anno successivo professore ordinario di dogmatica presso l'Università di Innsbruck.
Nel 1963 papa Giovanni XXIII lo chiamò fra i teologi del Concilio Vaticano II, alla cui preparazione peraltro egli, con i suoi scritti, aveva in qualche maniera contribuito. Nel 1964 Rahner successe a Romano Guardini presso l'Università di Monaco. Dal frutto delle sue lezioni nacque la sua opera fondamentale, apparsa nel 1975, dal titolo “Corso fondamentale sulla fede. Introduzione al cristianesimo”.
Nel 1965, fondò con Yves Congar, Hans Küng, Johann Baptist Metz ed Edward Schillebeeckx la rivista Concilium, edita in Italia presso la Queriniana, che è stata ed è una delle più importanti riviste di teologia cattolica contemporanea.
Dal 1967 fino al pensionamento, avvenuto nel 1971, fu professore ordinario di dogmatica e storia del dogma presso l’Università di Münster. Nel 1981 si trasferì a Innsbruck, dove morì nel 1984 e dove è sepolto nella cripta della chiesa dei Gesuiti.
Chiamato, per iniziativa di Papa Giovanni XXIII, come “perito” del Concilio Vaticano II, Karl Rahner partecipò ai lavori della Commissione teologica incaricata di redigere i testi conciliari, divenendo, così, uno dei personaggi-chiave del Concilio stesso. In particolare è da segnalare il fatto che la Costituzione pastorale Gaudium et spes nel suo impianto teologico è riconducibile al pensiero del nostro teologo. Egli, infatti, si impegnò nel promuovere una nuova visione di Chiesa, mondiale ed aperta al dialogo con le altre confessioni cristiane e con le religioni del mondo. Rahner, in particolare, è noto perché ha contribuito a superare le secche della teologia neoscolastica che metteva su due piani paralleli, sovrapposti e contrapposti la natura umana (la libertà) e la vita divina, il soprannaturale (la grazia). Egli, infatti, si fece promotore di quella che in teologia viene denominata la “svolta antropologica”, che nei suoi intenti voleva superare il divario, creatosi in epoca moderna, tra rivelazione ed esperienza umana. Nel cuore dell’uomo, per il nostro teologo, vi è una fede implicita che può e deve essere esplicitata.
Riserve al suo pensiero furono espresse dall’altro grande teologo cattolico del Novecento, Hans Urs von Balthasar, secondo il quale “la filosofia trascendentale logora il concetto del reale, dell'oggettivo” e quindi, nella svolta antropologica, vi sarebbe il pericolo di una “antropologizzazione” del cristianesimo.
Tra le idee frutto del pensiero rahneriano, riveste particolare importanza quella cosiddetta dei “cristiani anonimi” che tanto ha fatto e fa discutere per le implicazioni che ha in ambito ecumenico e nel dialogo con le altre religioni. Ogni uomo è potenzialmente un cristiano in quanto in lui vi è un germe divino che può fruttificare. “Cristianesimo anonimo” – ha affermato Rahner – “significa questo: chiunque segue la propria coscienza, sia che ritenga di dover essere cristiano oppure non-cristiano, sia che ritenga di dover essere ateo oppure credente, un tale individuo è accetto e accettato da Dio e può conseguire quella vita eterna che nella nostra fede cristiana noi confessiamo come fine di tutti gli uomini. In altre parole: la grazia e la giustificazione, l'unione e la comunione con Dio, la possibilità di raggiungere la vita eterna, tutto ciò incontra un ostacolo solo nella cattiva coscienza di un uomo”.
La teologia di Rahner non ha mai ricevuto condanne, anche se i suoi scritti e le sue conferenze sono state attentamente e minuziosamente vagliate dalla Congregazione per la dottrina della fede. Nel suo caso possiamo dire, al di là delle possibili discussioni in merito al suo pensiero, che si è riuscito a coniugare obbedienza al Magistero e libertà della ricerca teologica.
Articolo pubblicato sul quotidiano online www.korazym.org

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