Un anno con Leone. Tra continuità e discontinuità con Francesco.

 


Ci stiamo ormai avvicinando ad un anno dalla elezione al soglio pontificio di Leone, dopo l’improvvisa morte di Francesco il 21 aprile 2025. Non è facile tratteggiare in poche battute questo inizio di pontificato anche perché parte di esso è stato occupato dalla agenda giubilare. Tuttavia si possono notare alcune note che pongono Prevost in continuità e in discontinuità con Bergoglio.

Certamente ogni Papa ha la sua personalità ed è bene che sia così, tuttavia è innegabile che dal punto di vista caratteriale ci siano affinità più con Benedetto XVI che con Francesco. Tanto Ratzinger faceva fatica a farsi intervistare, dimostrandosi schivo, pacato, misurato nelle parole, quanto lo è Prevost. Anche alcune scelte lo pongono più in sintonia con il successore di Woytila che con il Papa venuto “dalla fine del mondo”. Prima fra tutte la scelta, anche se non ha avuto una vasta eco mediatica – come è giusto che sia -, di riabitare nel Palazzo Apostolico, così come dal punto di vista formale di indossare paramenti che indossò il Papa tedesco. Dalla “soffitta” del Vaticano, se così si può dire, sono stati rispolverate sedie, tronetti, mozzette, mitrie – Prevost ne mette una diversa per ogni celebrazione a differenza di Bergoglio che ne indossava solo una - in uso quando Ratzinger era Papa. Il motivo di tutto ciò è chiaro: accontentare quelle porpore legate tanto al Papa polacco quanto a quello tedesco che lo hanno eletto sulla cattedra di Pietro, cardinali che si sono senti messi ai margini da Francesco. Leone ha dichiarato di voler perseguire l’unità e lo fa utilizzando una forma che occorre dirlo non ha un sapore francescano. Anche il viaggio apostolico nel Principato di Monaco, seppure di brevissima durata, non rientra nei criteri di una Chiesa in uscita che va nelle periferie.

Tuttavia c’è nei contenuti dei discorsi, nei documenti del Magistero, nel recente e lungo viaggio in Africa, nel gesto di riunire attorno a dei tavoli il collegio cardinalizio qualcosa che pone Prevost in forte continuità con Bergoglio. Risuonano così tematiche squisitamente francescane, che si tenta peraltro di mettere in pratica. Interessante sotto questo aspetto l’iniziativa di convocare i diversi Presidenti delle Conferenze episcopali nazionali ad ottobre prossimo per verificare insieme la recezione di Amoris laetitia. Il motivo di tutto ciò è anche qui chiaro: non solo accontentare le porpore legate al Papa argentino, ma anche affrontare le sfide della Chiesa che sono le stesse di Bergoglio. Sembra quasi che non si voglia far rimanere lettere morta quella sinodalità che è l’intuizione più bella e profonda del pontificato di Francesco. 

Certo Leone va ancora provato. Da verificare la sua capacità di governare la Chiesa e di tenere unite anime e sensibilità tanto diverse. Tutto fa presagire che questo equilibrio verrà mantenuto quando si tratterà di prendere scelte importanti. C’è infatti da nominare diversi capi dei Dicasteri vaticani che hanno raggiunto i settantacinque anni, ci sono da creare nuovi cardinali, ci sono da nominare vescovi di Diocesi importanti nel prossimo futuro, come quella di Milano in Italia. Lì si vedrà se la sostanza per Leone è più importante della forma. Certo è una cosa: con la sua insistenza sulla pace in nome dei troppi innocente morti si è attirato l’antipatia del suo connazionale, il Presidente Donald Trump, e questo è sicuramente un punto a suo favore. Ad multos annos, Santità!!!


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