La parola che salva. Uno sguardo teologico su un libro dedicato alla poesia.


«Le parole sono […] la nostra massima e inesauribile fonte di magia, in grado di infliggere dolore o di alleviarlo» (Silente in “Harry Potter i doni della morte", II parte). Quest’affermazione può essere una sintesi del libro di Mara Sabia ed Emilio Fabio Torsello, fondatori del progetto culturale “La setta dei poeti estinti”. Nella loro ultima fatica editoriale, edita d Solferino, hanno offerto ai lettori dei piccoli e preziosi camei su alcuni poeti, alcuni dei quali sconosciuti a chi scrive, mostrando come la poesia — una particolare e straordinaria forma della parola — li abbia salvati nella loro situazione di difficoltà (manicomio, prigionia, internamento, malessere). Valga ad esempi il vibrante e toccante cameo incentrato su Alda Merini, la cui vicenda biografica è – ci si augura – ben nota. Non c’è da stupirsi comunque: la parola umana nei momenti più critici ha il potere di far affiorare il meglio di un’umanità in grado di parlare a tutti in ogni tempo e di lasciare il segno una volta che questa viene messa per iscritto. E lì rimane, anzi sopravvive allo stesso poeta/scrittore, in qualche maniera diventa “eterna”. Il teologo ben conosce questa dinamica anche perché ha a che fare con la Scrittura, con la Bibbia, una biblioteca di testi in prosa, in poesia e in forma di lettere, che hanno – guarda caso – il potere di salvare. Quante donne e uomini sono stati toccati dalla “potenza” di quelle parole arrivando perfino a cambiare vita, a convertirsi! Perché quelle parole, una volta ruminate, una volta assimilate – che straordinaria analogia con i readings de “La setta dei poeti estinti” – operano, agiscono, dando forma ad un ‘esistenza che altrimenti non sarebbe di venire alla luce. C’è da augurarsi che questo agile e godibile libretto: che possa in questi tempi di barbarie smuovere le coscienze; che possa toccare i cuori di tante donne e di tanti uomini strappandoli dall’indifferenza che spesso ci intorpidisce!

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